Grosso centro agricolo, commerciale e industriale, sorge a 338 metri s.l.m. ed è disposto ad anfiteatro nell’alta valle del fiume Naro. Si estende per una superficie territoriale di 91,42 kmq, conta 34.182 abitanti ed ha una densità di 373,90 ab/kmq. Confina a nord e nord-ovest con la provincia di Caltanissetta, a sud e sud-est con Naro, a Ovest, nella parte più alta, con Racalmuto e, nella parte più bassa, con Castrofilippo. Il collegamento con il capoluogo avviene per mezzo della strada statale 122 che collega Agrigento a Caltanissetta.

Il territorio sorge su rilievi collinari nell’alta valle del fiume Naro in zona di calcare solfifero, caratterizzato pedologicamente da vertisuoli, suoli bruni liscivati e regosuoli.

La superficie agricola, nelle zone collinari, viene prevalentemente coltivata a vigneti per uva da tavola (Uva Italia). Si conta una discreta presenza di uliveti e frutteti, anche se alcune zone sono lasciate incolte o vengono utilizzate per il pascolo degli animali.

In numerose parti del territorio è stato rinvenuto materiale archeologico d’età pre-romana e romana. Le prime notizie sicure sull’esistenza di Canicattì risalgono all’epoca araba. Il nome di origine araba al-Qattà testimonia l’esistenza di un fortilizio sin dal periodo dell’occupazione musulmana. Conquistata nel 1082 da Ruggero il Normanno, fu posseduta da diverse famiglie nobiliari. Nel 1467 i De Crescenzio ottennero da Giovanni d’Aragona la facoltà di poter liberamente aumentare le abitazioni del casale e popolarlo di gente. Dai De Crescenzio, nel 1507, la signoria passò ai Bonanno dei Principi di Cattolica, con titolo di baronia. Nel 1621 Giacomo I° comprò dalla reale corte il mero e misto imperio con la facoltà di popolare e imporre tasse. Nel 1818 Giuseppe Bonanno concedeva in perpetua enfiteusi il feudo di Canicattì al barone Gabriele Chiaramonte.

L’impianto urbanistico è tipicamente medioevale nella parte più alta del territorio del tessuto abitativo, seicentesco nella parte bassa . Interventi del ‘500, del ‘700 e di espansione ottocentesca, sono distinguibili ai piedi del colle su cui sorge il castello. La tipologia urbana è radiocentrica nella parte alta, sotto la chiesa dello Spirito Santo, con comparti irregolari a corte o con giardini; a scacchiera nella parte bassa, a Piazza Dante, con comparti regolari a corte. Il centro storico, sorto probabilmente per ragioni strategico-difensive, è di colonizzazione agricola, in territorio abitato da antica data ed è parzialmente integrato allo sviluppo dell’economia agricola del territorio con funzioni prevalenti residenziali.

Nel patrimonio artistico monumentale hanno particolare importanza le numerose chiese cittadine, tra le quali vanno menzionate: la Chiesa Madre, dedicata a San Pancrazio, in stile rinascimentale a croce latina, costruita a metà del XVIII secolo; la chiesa di S. Francesco, del 1559, ad una navata, con facciata a due ordini percorsi da paraste e fiancheggiata dal campanile settecentesco e dove si conserva la statua di S. Francesco del Bagnasco; la chiesa di S. Diego, al centro del paese, ricostruita nella forma attuale nel 1770 in stile rinascimentale a tre navate; la chiesa dello Spirito Santo, di fondazione seicentesca, ha la facciata settecentesca e nell’interno conserva una statua della Madonna delle Grazie del 1643. A tali edifici monumentali, in considerazione che nei primi del settecento si è formata una ricca borghesia agraria e finanziaria, vanno associati i palazzi e l’istituzione di alcuni gloriosi istituti bancari e non ultimo l’Antico Teatro Sociale di Ernesto Basile.

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