Posto a 516 metri s.l.m., è situato sui rilievi collinari fra le valli dei fiumi Platani e Salso. Ha una superficie territoriale di 23,86 kmq ed una popolazione di 6.459 abitanti con una densità territoriale di 270,70 ab/kmq. Confina a nord con il territorio della provincia di Caltanissetta, a est con il comune di Racalmuto, a sud, attraverso una piccola striscia, con Favara, ad ovest con Comitini ed a nord-ovest, tramite una piccola punta, con Aragona. Il collegamento con il capoluogo avviene per mezzo della strada provinciale Racalmuto-Favara, a 21 km dalla città di Agrigento.

Il suolo è costituito da calcare solfifero, pedologicamente caratterizzato da suoli bruni e regosuoli. Il territorio agricolo, nelle zone collinari, viene coltivato ad agrumeti, vigneti, uliveti e frutteti, anche se alcune zone sono lasciate incolte o utilizzate per il pascolo degli animali.

Il centro deve il nome alle numerose grotte scavate sui costoni rocciosi del territorio comunale, alcune delle quali si trovano nel centro urbano, al di sotto delle abitazioni. La presenza di queste grotte ha fatto pensare ad un legame con l’antica Erbesso. Al di là delle ipotesi, le prime notizie risalgono al XIV secolo quando il feudo venne occupato dalla famiglia Ventimiglia. Nel XV e nel XVI secolo appartenne ai Montaperto, nel 1634 Desiderio di Sanfilippo acquistò il feudo con il paese, formatosi nel suo primo nucleo nel secolo XVI, divenendo così, nel 1648, duca di Grotte. Agli inizi del XVIII secolo passò al principe di Carini Vincenzo La Grua Talamanca a cui  appartenne fino al 1812.

L’impianto urbanistico è molto tormentato a causa della natura orografica del luogo, che dà conformazione irregolare alle aggregazioni della tipologia edilizia nel nucleo centrale del centro storico. Notevoli cambiamenti sono avvenuti nel secolo XIX dovendo adeguare l’antico assetto alle nuove esigenze della borghesia locale.

I principali edifici monumentali sono distribuiti lungo il corso Garibaldi. Superata la chiesa del Purgatorio del XIX secolo, si giunge nella grande piazza del Popolo (oggi Carmona) dove si trova la settecentesca chiesa Madre, dedicata a Santa Venera, dalla facciata riquadrata da piatte lesene. È a navata unica e nella parte posteriore, di fianco all’abside, si apre una bella loggia campanaria balaustrata. Nella parte alta dell’abitato si alza la ottagonale torre del Palo o del Parrino, la cui successione dei piani è sottolineata da rinfasci e cordonature, con i bianchi conci di calcare in tutti gli spigoli.

Nella piazza Umberto I° si affacciano la chiesa del Carmine, originaria del cinquecento ma totalmente ricostruita nel 1968. Vicini a questa, si trovano, il Palazzo del Municipio, ubicato nei locali dell’ex convento dei Padri Carmelitani e la chiesa Evangelica.

Le chiese custodiscono interessanti tele di Pietro D’asaro, di Fra Felice da Sambuca e statue del Bagnasco.

Nel centro storico vanno sottolineati i danni esistenti dovuti alla fatiscenza delle strutture abitative, con accenni di edilizia di sostituzione e rimaneggiamenti interni.

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