Si trova nella parte sud più estrema della provincia di Agrigento e confina a est col territorio della provincia di Caltanissetta, a nord col comune di Campobello di Licata e Ravanusa, a nord-ovest col comune di Camastra, ad ovest col territorio di Palma di Montechiaro ed a sud col Mar Meditteraneo. Ha una superficie territoriale di 178,91 kmq ed una popolazione di 40.400 abitanti con una densità territoriale di 225,80 ab/kmq. Il collegamento con il capoluogo avviene per mezzo della strada statale 115 che collega Sciacca-Agrigento-Siracusa e dista da Agrigento circa 47 km.

Il territorio, per una parte, è caratterizzato dalla presenza di una area montuosa e, dall’altra, per la bellezza delle sue spiagge. Il terreno è di tipo alluvionale, recentemente sistemato a terrazzi, pedologicamente interessato da regosuoli, da rocce sabbiose e conglomerati. Il territorio agricolo, nelle zone collinari, viene coltivato ad agrumeti, vigneti, uliveti e frutteti, e sono anche ampiamente diffuse le colture in serra e la produzione del Cantalupo.

La presenza dei primi abitanti in questo sito, come dimostrano numerosi reperti archeologici rinvenuti nel territorio adiacente, si ha nel periodo paleolitico, ma il sito fu anche abitato nel periodo della dominazione Greca in Sicilia. Nel periodo romano divenne uno dei centri commerciali più fiorenti dell’isola per la sua costa dotata di facili approdi naturali e per la presenza di un grosso caricatore di grano. La dominazione bizantina è testimoniata dalle presenze delle chiese rupestri e cenobi.

Nel 1234 Licata fu nominata città demaniale da Federico II con l’appellativo di dilecta perché era uno dei centri più popolati e attivi della costa meridionale. Il primo nucleo della città attuale si collocò agli inizi del XIII secolo nella vasta pianura ai piedi della Montagna. Nel XVI secolo l’abitato si ampliò ulteriormente estendendosi al di fuori delle mura e nei secoli XVII e XVIII si ebbe un notevole sviluppo economico che provocò un profondo rinnovamento edilizio. In tale periodo, le famiglie più ricche (Platamone, Trigona, Martinez, Cannada ecc…) costruirono le loro residenze. Anche nel XIX secolo e all’inizio del XX il benessere economico ebbe riflessi significativi nell’edilizia e nell’urbanistica della città, arricchita di significative ville suburbane delle quali qualcuna progettata da E. Basile.

La struttura urbana, situata alle falde della Montagna, si configura con la centrale piazza Progresso da cui si dipartono le arterie maggiori: a nord Corso Roma e a sud il Corso Vittorio Emanuele. Le zone di sviluppo più recenti, con struttura a scacchiera, sono quelle più settentrionali e quelle formatesi sulla riva opposta del Salso. L’impianto a croce, che occupa la parte centrale del tessuto, risulta essere di origine ottocentesca e si è sovrapposto ad un tessuto radiocentrico per fuochi. Nella parte più alta della città sono riscontrabili evidenti tracce del tessuto di origine medioevale.

Principali emergenze architettoniche, che testimoniano che la storia di Licata è piena di avvenimenti e avvicendamenti di popoli e di culture che l’hanno resa ricca di un notevole patrimonio archeologico, artistico e monumentale sono: il Palazzo Municipale, costruito nel 1935 su disegno di Ernesto Basile, con reperti, al suo interno, dell’antica Phintias; il museo civico, con le due sezioni preistorica e greca, ricchissimo di reperti e con una piccola sezione dedicata all’età medievale; i resti del convento e la chiesa di San Domenico del 1618; la chiesa e il convento del Carmine, già esistente nel XIII secolo, e ristrutturata nel 1748 su progetto di Giovanni Biagio Amico, che ne ha ridisegnato la facciata barocca; la Chiesa Madre o di Santa Maria la Nuova, dei primi anni del secolo XV, strutturata su tre navate e con gli affreschi della volta di Raffaele Politi e le tele di Fra Felice da Sambuca, poste ad adornare gli altari laterali.

Sono inoltre da ricordare la chiesa della Carità, del secolo XVII, con l’annesso Monastero di S. Benedetto e la chiesa di Sant’Angelo, che conserva al suo interno un’urna di argento, opera dell’orafo ragusano Lucio de Inizi del 1621, contenente le reliquie del popolare santo in onere del quale i licatesi organizzano grandi festeggiamenti.

Sul colle Sant’Angelo, che sovrasta la periferia occidentale dell’abitato, oltre il castello seicentesco molto manomesso, sono ubicati un santuario ipogeo ed una necropoli preistorica.

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