Il territorio di Naro, tra i più vasti della Sicilia, si estende per una superficie territoriale di 207,51 kmq e conta una popolazione di 9.364 abitanti con una densità territoriale di 45,10 ab/kmq. A est confina con la provincia di Caltanissetta, a sud-est col territorio dei comuni di Ravanusa, Campobello di Licata, Licata e Camastra, a sud con Palma di Montechiaro, a ovest con i territori di Agrigento e Favara ed a nord con Canicattì, Castrofilippo e Favara. E’ raggiungibile dalla strada statale 122 che collega Caltanissetta ad Agrigento dalla quale dista circa 36 km. Il centro urbano sorge a 520 metri s.l.m. in una zona collinare tra i fiumi Platani e Salso, alla sommità di un dosso rivolto a sud, in territorio di arenaria e sabbia con intercalazioni argillose, pedologicamente interressato da suoli bruni liscivati e regosuoli.

Il territorio agricolo è coltivato prevalentemente a vigneti e grano, nonché agrumeti, uliveti e frutteti; parecchie zone sono lasciate incolte o utilizzate per il pascolo degli animali. Il toponimo deriva dal greco Naron “fiume” poiché, nelle vicinanze, scorre l’omonimo fiume Naro. Il nucleo antico della città sorse nel XII secolo su un casale arabo già preesistente. Nel 1233 Federico II di Svevia la assurse a città regia nominandola “fulgentissima” per la sua fortunata posizione strategica da cui dominava un vasto territorio. Solo a partire dal XIII secolo venne edificata una cinta muraria all’interno della quale nacque il centro urbano tutt’oggi visibile. Durante il Medioevo il borgo appartenne alla famiglia dei Chiaramonte che fecero innalzare alcuni fra i più sontuosi edifici presenti nella cittadina. Naro fu riammessa come città demaniale nel 1398 e così rimase anche nei secoli seguenti.

La struttura urbana è definita dall’impianto a fuso nella parte medioevale, lungo le fasce di pendenza del colle, mentre è a scacchiera nelle parti tardo-rinascimentali e nelle espansioni settecentesche e ottocentesche. Lo sviluppo edilizio, localizzatosi a partire dall’800 a ridosso della parte meridionale del centro storico, si è concentrato nell’ultimo ventennio estendendosi in direzione est, verso il complesso di San Calogero.

Nel quadro del Barocco siciliano, Naro merita un posto di particolare rilievo per la quantità e qualità di pregevoli opere sottolineate dalla presenza di altre vestigia monumentali.

Il monumento principale, eccezionale testimonianza dell’epoca, è l’imponente Castello Chiaramonte, eretto nella parte più alta dell’abitato. E’ una massiccia costruzione quadrilatera ravvivata da due torrioni, uno quadrato e l’altro circolare. Costruito nel 1330, ingloba alcune strutture di fortificazione preesistenti ed elementi di grande finezza negli ambienti. La Matrice Vecchia, accanto al castello, è di fondazione normanna; è stata ricostruita nel ‘300 ed ha subito modifiche nel ‘500 e nel ‘700. La facciata è quella trecentesca ed è qualificata da un portale chiaramontano a sesto acuto con decorazione a zig zag e da un occhio che ha perso i suoi elementi decorativi ed è attualmente murato. Alla fine del ‘400 venne quasi completamente riedificata la cinta muraria eretta nel 1263 ed attualmente sussistente solo in brevi tratti. Al primo ‘600 risalgono le chiese di S. Giovanni e di S. Nicolò e la prima costruzione della Matrice Nuova con l’annesso convento dei Gesuiti, attualmente sede municipale.

Altri monumenti sono la Chiesa di Santa Caterina, il Convento e la Chiesa di S. Agostino, la Chiesa di S. Francesco, che spicca per la decorazione prettamente spagnolesca della facciata, la Chiesa e il convento del Carmine. Tali complessi monastici sono un forte segno del massiccio convergere degli ordini religiosi verso questa città che attirava anche per la sua florida situazione economica.

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